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Bello Simpatico....Intelligente....Estremamente Saggio...sembra finto ma è così! non importa che si parli bene o male di te, l'importante è che si parli. O.Wilde
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IL DOJO DEL NINJA

NON ASPIRARE AL SOLE, TI BRUCERAI.
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12月25日

mi è piaciuto ringraziamo chiara nicoletta per il file immagine

Ciao a tutti

Chiedo immensamente scusa per la mia prolungata assenza, ma dopo il lutto e conseguente periodo lutto, ed una serie di eventi sfortuiti non ho avuto tempo e argomenti...quindi mi riprometto di reinserire presto argomenti interesanti...ps
buon natale a tutti
11月25日

Lutto in Famiglia

Scusate se per una volta esco dai classici argomenti, ma voglio condividere il mio dolore con voi, in 2 giorni sono morti mia "nipote" e mio "figlio" per un attacco di raffreddore acuto... ebbene ora io e Sacha(Lord Naphta) siamo in lutto, perche appunto la sua bambina Persephone (boa costrictor imperator) e il mio piccolo Anubis (boa costrictor imperator) ci hanno lasciati per una speriamo miglior e + calda vita.
se c'è qualcuno nell'aldilà mi auguro che sappia badare a loro e li tratti come si deve, xchè se così non fosse il Koga Klan si arrabbierà non poco, e nessuno vive per sempre..prima o poi arriviamo anche noi... beh buona notte a tutti..o buon giorno...grazie per avermi ascoltato.
11月23日

Origine e Evoluzione del NINJUTSU

Le radici teorico-pratiche del Ninjutsu affondano nelle vicende della poco conosciuta disciplina chiamata Onmyodo.

Conosciuto anche come Taoismo Giapponese, l’Onmyodo fu introdotto in Giappone agli albori della storia nipponica nel periodo tra il VI° e l’VIII° sec. d.C. (periodo Nara) come la prima religione importata dall’estero. Peculiarità dell’Onmyodo sono le antiche conoscenze astrologiche, nonché la teoria dei Cinque Elementi.

Lo scopo dell’Onmyodo era comprendere le leggi dell’universo attraverso l’applicazione dell’Onmyogogyo (la teoria dei cinque elementi) e dare ordine al mondo, percepito nella maggior parte dei casi come caotico.

Durante la sua evoluzione storica, si creò un sincretismo con altre teorie filosofiche e mistiche, e l’Onmyodo venne diffuso come Jugondo, Shukuyodo, Tonko, misticismo Shingon (Mikkyo), misticismo Shinto e sotto varie forme ancora.

L’Onmyodo venne assorbito nelle pratiche dei monaci buddisti giapponesi, come nel caso degli appartenenti alla setta buddista Shingon.

Numerosi monaci di questi monasteri praticavano varie forme di Kenpo (Chuan Fa in cinese, ovvero “legge del pugno” o “metodo del pugno”), importate anch’esse dalla Cina. Tra l’altro alcuni dei monaci erano anche esperti nelle tecniche con armi come la Naginata (alabarda), lo Yari (lancia), e l’Ono (ascia da battaglia).

Col passare degli anni i principi dell’Onmyodo iniziarono ad essere applicati al Kenpo in un processo di codificazione favorito dal relativo isolamento dei monasteri e degli eremi, che consentiva ai monaci la massima dedizione e concentrazione sulla pratica, e dalla necessità di difendersi dalla persecuzione del potere imperiale che appoggiava la nuova classe in ascesa dell’aristocrazia guerriera (buke) capeggiata dallo Shogun.

Questi presupposti portarono i monaci a mettere a punto l’arte marziale detta Himitsu Kenpo, “la legge segreta del pugno”, basata sulle conoscenze esoteriche e le discipline religiose praticate negli eremi e nei monasteri, il cui campo d’azione non coinvolgeva solo le forme di combattimento, ma anche metodi d’allenamento spirituale che enfatizzavano l’uso dello spirito per condizionare il corpo.

L’inasprirsi del conflitto fece sì che i Sohei (monaci guerrieri) e gli Yamabushi (eremiti delle montagne) sperimentassero un’altra applicazione dell’Himitsu Kenpo. Le sue tecniche vennero largamente impiegate nei combattimenti, dove monaci e laici a cui era stato insegnato, poterono far sfoggio delle conoscenze del Dim Mak (il Tocco della Morte), importato dalla Cina nell’ambito del Chuan Fa, e successivamente evolutosi in Kosshijutsu (“l’arte di applicare pressione a organi e muscoli”) e in Koppojutsu (“l’arte di percuotere e frantumare le ossa”).

Inoltre, opportunamente  adattato, l’impiego meramente pratico degli esercizi utilizzati da Sohei e Yamabushi si rilevò utile e vantaggioso anche nelle operazioni di spionaggio del nemico, creando le premesse per lo sviluppo delle tecniche d'infiltrazione, raccolta d’informazioni e fuga che avrebbero in seguito caratterizzato il Ninjutsu.

Il Ninjutsu incominciò ad assumere una forma più delineata nel momento in cui gli Yamabushi decisero di iniziare all’arte alcuni guerrieri laici. Generalmente si trattava di Jisamurai (guerrieri proprietari di terre) convertiti e fedeli al Buddismo e simpatizzanti dello Shugendo.

In quanto guerrieri essi portavano con sé un considerevole bagaglio militare e marziale che arricchito delle tattiche di spionaggio derivate dalle pratiche monastiche, si sviluppò ulteriormente diventando definitivamente Ninjutsu.

 

Alla luce di quanto esposto sopra, emerge un interrogativo: ma se i Sohei, gli Yamabushi e i Samurai praticavano il Ninjutsu, chi erano effettivamente i Ninja? Ebbene la parola “Ninja”, in realtà, non indica “colui che pratica il Ninjutsu”, come al contrario,  Karateka è il praticante del Karate, Judoka è il praticante dello Judo, e così via.

 

Ma allora, chi era il Ninja? In realtà, il Ninja era quel Samurai, generalmente un Ronin, esperto nell’arte del Ninjutsu, che essendo decaduto, accettava di mettersi al servizio del miglior offerente non possedendo più  alcun ideale o codice d’onore a cui essere fedele, ma soprattutto non sapendo più come “sostentarsi”.

Inoltre, gli Hinin, cioè i sub-umani della divisione in caste nipponica (prevalentemente di origine contadina), venivano reclutati dai Ronin e allenati da questi ultimi alle varie tecniche di spionaggio, e quindi al Ninjutsu.

I Jonin, cioè i capi delle organizzazioni Ninja, altri non erano che i Ronin esperti di Ninjutsu. I Chunin erano anch’essi Ronin e fungevano da intermediari. Infine, i Genin, “gli uomini bassi”, erano le “pedine sacrificabili” mandate nelle missioni (quasi sempre suicide…), a cui non si dava grande valore in quanto non erano altro che Hinin.

Ad ogni Genin veniva impartito un allenamento in base al determinato tipo di missione che doveva compiere. Alcuni erano addestrati come combattenti, altri come spie, altri ancora come assassini. Molti Ninja erano, dunque, specializzati in un limitato numero di tecniche e stili, a differenza dei  Samurai, degli Sohei e degli Yamabushi.

Tutto il resto è storia riguardo al Ninjutsu, che va comunque distinta da quella dei Ninja (benché si sviluppi parallelamente), in quanto sarebbe più opportuno considerarla la storia di una “categoria professionale”, piuttosto che quella di praticanti di un’arte marziale.

In fine, gli esponenti del Ninjutsu “tradizionale odierno”, narrando la storia della disciplina, hanno soventemente contrapposto la figura del Ninja a quella del Samurai, dipingendo quest’ultimo come talmente fedele al rigido codice d’onore del Bushido, da risultare impossibile che utilizzasse tecniche basate sull’inganno, che, come si sa, sono l’essenza dello spionaggio stesso. In realtà, i fondatori delle scuole che comprendevano tra le discipline insegnate il Ninjutsu, erano di origine Samurai e non poteva essere altrimenti data la forte limitazione della libertà personale, e quindi d'iniziativa a cui gli Hinin erano soggetti.

Tra l’altro il Bushido fu codificato intorno al XVII° sec., mentre il Ninjutsu era fiorito tra il XII° ed il XV° sec.; se inoltre consideriamo che il libro di strategia militare “L’Arte della Guerra” di Sun Tsu, in cui si esalta l’importanza dell’uso delle spionaggio e dell’alterazione della verità per conseguire la vittoria in un conflitto, era tra i principali testi studiati dai Samurai, l’assunto che tali compiti “disonorevoli” erano affidati solo ai Ninja è destinato ineluttabilmente a cadere. Spesso poteva verificarsi che Ninja e Samurai facessero parte dello stesso esercito con le medesime mansioni. Un codice d’onore sicuramente esisteva, ma inteso più come un insieme di norme consuetudinarie alquanto flessibili, al contrario di quelle rigide che più tardi furono codificate sotto la denominazione di Bushido.

11月22日

Un pò di storia NINJA

IGA E KOGA NINPO

Nel 1049 D. C., IKAI (IKO) il signore della guerra di Shiko (Su Chang) in Cina, si scontrò in battaglia con il Signore della guerra della provincia di So (Sung).


Ikai fu sconfitto, ma evitò di essere catturato scappando in Giappone. Sbarcato a Ise (Prefettura di Wakayama) arrivò nella regione di Iga, dove visse in una cava e qui insegnò a due sole persone le tecniche basilari del Ninpo. Gli studenti di Ikai erano FUJIWARA NO CHIKADO e HOGENBO TESSHIN.

 

Ad essi furono insegnati una varietà di abilità che includevano il salto (Ongyo No Jutsu), l’occultamento, (Inton No Jutsu), la difesa non armata (Kossai-Jutsu) e le 18 arti marziali Cinesi fondamentali (Kankoku Juhakkei). Una combinazione di queste arti marziali con quelle originarie Giapponesi portò allo sviluppo del Ninpo.
La stessa regione che ospitò Ikai divenne un santuario per altri più tardi nella storia. Infatti tra il 1161 e il 1163, alcuni guerrieri sconfitti nella guerra tra i Genji e gli Heike trovarono esilio nella regione di Iga. Le famose regioni di Iga e Koga fornirono quindi un sicuro rifugio per le truppe sconfitte durante la guerra tra gli imperatori del nord e quelle del sud e molti in esodo dalla Cina trovarono la loro strada in questi santuari.


All’interno di sicuri rifugi montagnosi le tradizioni (ryu) di Iga e Koga cominciavano facendo sorgere molte altre tradizioni Ninja spesso in competizione tra loro. Le fonti variano così come il numero delle tradizioni che realmente esistettero ;

alcune fonti parlano di 108 altre di 75 e altre ancora di 73.


Diverse tradizioni si diffusero per tutto il Giappone ma le più conosciute, così come le più antiche furono l’Iga Ryu e Koga Ryu. Il Tokugawa Bakufu usava il Ninpo di queste due aree al fine di dar conclusione a questo lungo periodo di guerra civile. Vi furono comunque altri numerosi gruppi provenienti dall’Iga e Koga Ryu. La conseguente divisione traccia le linee delle aree dove le 69 diverse tradizioni si pensa esistettero. Da queste informazioni sembra probabile che esse non furono più di 73.